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Le passere lussiniane tra storia e leggenda In evidenza

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disegno di Chiggiato disegno di Chiggiato

Il nostro socio Giulio Stagni ha raccolto alcuni contributi sulla storia delle Passere tratti dai lavori di Artù Chiggiato e Riccardo Pergolis.

 

Da un articolo apparso su Vela e Motore il 1953. Autore ing. Artù Chiggiato(*)

… “Difficile costruire una vera storia delle passere lussiniane. Forse fu un naturale sviluppo delle imbarcazioni di bordo, i “long boats” o i “gig boats” dei “clippers” del periodo aureo della vela, periodo che fece la fortuna di Lussino dove nel volgere di tre generazioni vennero costruiti ben 366 velieri. Camelia, Viola, Dalia, sono i nomi di queste barche più famose della fine del secolo scorso. Erano armate a due alberi con vele al quarto e raggiungevano per la loro gran velatura una sorprendente velocità (…)

Successivamente a queste imbarcazioni che dovevano essere sui 7 – 8 metri fuori tutto, presero diffusione dei modelli minori e nel 1880 un carpentiere lussiniano rimpatriato dall’America costruì il delfino a cui seguirono per spirito agonistico il dentale e li Branzino e altre che erano lunghe circa m 5,50 e larghe 2,25, tutte velocissime (…)

Le ultime “passere” attraverso questa esperienza, potevano dirsi perfette e potevano considerarsi un saggio di arte navale (…) malgrado la eccezionale larghezza (anche m 2,20 su 5 di larghezza) e con 300 – 400 Kg   di zavorra interna, grazie alla grande velatura che per talune raggiungeva i 30 mq, si realizzava una velocità pari   quasi a quella di una “Stella”. Un lungo bompresso era necessario per lo sviluppo della velatura e le rande erano per lo più inferite su un alto picco, dritto quanto una Marconi. La chiglia non aveva piombo; era in legno di rovere, profonda più di un metro e prolungata per quasi tutta la lunghezza dello scafo. La zavorra interna consisteva in pani di ghisa che in regata potevano, a mezzo di un carrello, essere spostati sopravento a seconda delle andature. Il numero dell’equipaggio era a discrezione del timoniere che secondo il vento imbarcava quanti riteneva utili per la manovra o per zavorra.

Le proporzioni di queste “passer” più famose, trovano riscontro in modelli consimili che si erano sviluppati altrove come alle bermude, alle Bahamas, a Bristol verso il 1860, ancora oggi riportati da alcuni testi inglesi.

(…) Va anche ricordato che parte della marineria lussiniana era costituita da velieri costruiti all’estero: perciò niente più facile che assieme alle navi anche qualche buona barca dell’epoca sia giunta a Lussino. (…)

Certo, le “passere lussiniane” sono state di generazione in generazione una gran scuola e alcuni dei nostri migliori timonieri hanno appreso sulle “passere” di Lussino l’arte di portare una barca a vela. Così dicasi di tino Straulino, di Nico Rode, di Tito Nordio, di Salata, di de Manicor, di Muchi Stenta, di de Denaro e di molti altri ancora.

Con il tramonto delle navi a vela di fronte alla sopravvenuta navigazione a motore (…) diminuì anche lo spirito agonistico. Le “passere” pontate prevalsero su quelle aperte, da regata, perché con esse si poteva fare delle crociere lungo le (…9 coste istriane e dalmate. (…) Le coste adriatiche, in prevalenza costituite da spiagge, non sono adatte alle passere che per le loro chiglie profonde non possono essere alate in secco senza invasatura. (…)

 (*) Artù Chiggiato (1902 – 1985) fu un progettista veneziano di imbarcazioni da diporto.

 

Tra il 1927 e il 1931, il lussiniano Antonio Martinolich progettò il modello L5, un’imbarcazione da gara che esasperava i caratteri della “passera” dotando la barca di spinnaker, una chiglia mobile poi modificata in chiglia fissa a pinna. La lunghezza era di m 5,7, la larghezza di m 1,75, il pescaggio: cm 80, la randa mq 15, il fiocco mq 6, lo spinnaker mq 23. In alcune versioni, lo scafo “copiava” il profilo a spigolo caratteristico della classe “Stella”.

 

Dal catalogo della “Barcolana Classic – ’10. Vele d’epoca in Adriatico.  A cura di Riccardo Pergolis

…“il Nibbio (…) ha uno scafo, come risulta dal rilievo che feci molti anni fa, nel 1967, caratteristico delle vecchie lance a remi e a vela, più tipico però dei caici, che delle passere, con un corpo centrale a larghezza più o meno costante, mentre nelle passere a parità di lunghezza, la larghezza massima è maggiore e la carena meno rastremata nel corpo poppiero.”…

…“E’ stato scritto che la passera è nata come barca da pesca, ma ciò non corrisponde alla realtà storica: nel Quarnero e in Dalmazia si pescava già dalla notte dei tempi con barche con poppa ad asta e non a specchio, come i guzzi e le gajete. Naturalmente anche la “passera” fu usata per la pesca, ma ciò era a conseguenza e non la causa dell’introduzione di quel nuovo tipo di scafo.”…

 

(…)” La parola “passera”, utilizzata per indicare la parte più bassa di una nave in costruzione sullo scalo, cioè il fasciame esterno e il 2cielo2 del doppio fondo, una struttura che ricorda proprio il pesce omonimo.” (…)

Dal catalogo della “Barcolana Classic – ’10. Vele d’epoca in Adriatico.  A cura di Riccardo Pergolis.

Nibbio (caicio) – anno del varo: 1921 –- progettista: Francesco Bucovaz – cantiere: Francesco Bucovaz – Trieste;

Ciao Pais (…)  - anno del varo: 1944 – progettista: ignoto, cantiere: Vascon – Trieste;

Susan Joy (passera) – anno del varo: 1945 – progettista: Marino Picinich – cantiere: Picinich- Lussino; -

Aspasia (passera) – anno del varo :1950 – progettista: …. Cantiere: Trieste,

Nirvana (passera di concezione “moderna”) – anno del varo : 1954 – progettista e costruttore: Annibale Pelaschier – Monfalcone;

Nestore (passera) – anno del varo 1965 – progettista: Mariano Craglietto – cantiere: Craglietto – Trieste;

Maja II (passera) - anno del varo: 1969 – progettista: … - cantiere: Apollonio – Trieste;

Darma (passera) – anno del varo. 1971 – progettista: Carlo Sciarrelli (n. 26) – cantiere: Crismani e Giraldi - Trieste;

Primavera (passera lussiniana) – anno del varo: 1971 – progettista: Marino Picinich – cantiere Marino Picinich – Monfalcone;

Budy II (passera) – anno del varo 1977 – progettista. Carlo Sciarrelli – cantiere: Alessandro Crismani;

Lucia (passera) – anno del varo: 1983 – progettisti. M. Picinich e R. Pergolis – cantiere: Picinich e D’este,

Janega ( Lancia) – anno del varo: 1990 – progettista: Carlo Sciarrelli (n.90) – cantiere Arrigo Petronio – Trieste;

Arione (lancia) – anno del varo:2010 – progettista: Carlo Sciarrelli (n.90) – cantiere : Mario Mallardi – monfalcone;

Despina, Nababbo, Istria (passera) – anno del varo: 2000 – progettista: Carlo Sciarrelli (n. 135) – cantiere: Alto Adriatico – Monfalcone.

 

Ultima modifica Sabato, 21 Luglio 2018 16:14

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